lunedì 14 marzo 2016

Appendice a I linguaggi della musica classica contemporanea - reportage da un mondo invisibile

Appendice all'articolo in tre parti uscito sulla rivista della Mondadori Prometeo

'Pagina in allestimento'



Piccolo atlante italiano - Gli anni Cinquanta e Sessanta


Vorrei cominciare con i sette compositori scelti dal celebre critico musicale Mario Bortolotto per il suo Fase seconda – Studi sulla nuova musica (Bortolotto 1969), un testo fondamentale per comprendere la musica degli anni Cinquanta e Sessanta: Luigi Nono, Luciano Berio, Aldo Clementi, Niccolò Castiglioni, Franco Evangelisti, Franco Donatoni e Silvano Bussotti. Tutti nomi che si sono imposti a livello internazionale, ed in maniera particolare Nono, Berio e Donatoni. Ai quali aggiunge poi Bruno Maderna, un autore che si dimostra sempre di più, col passare degli anni, come uno dei più significativi ed interessanti di quel periodo, e tra i giovanissimi di allora, Ivan Vandor, che è stato maestro di chi scrive.

A questi vanno aggiunti i cosiddetti ‘dodecafonici’ italiani. Quelli che si convertirono con passione e totale convincimento al metodo di comporre con i dodici suoni di Arnold Schoenberg (teorizzato negli anni Venti). Luigi Dallapiccola (Pisino d’Istria, 1904- Firenze, 1975,uno dei più grandi compositori italiani del Novecento), fu il primo tra tutti, e ha fornito a mio avviso tra gli esempi in assoluto più belli di questo nuovo linguaggio, sapendo combinare la cantabilità italiana col rigore germanico, in composizioni come Canti di prigionia, e Cori di Michelangelo, ad esempio. E poi Giacomo Manzoni (Milano 1932) e Camillo Togni (Gussago, 1922 – Brescia, 1993), entrambi molto attivi anche come didatti.

E forse è il caso allora di citare proprio la rosa dei grand maestri ai quali la maggior parte delle giovani generazioni possono ricondursi. Il decano dei grandi maestri di composizione del Novecento, figura che ha attraversato davvero tutto il secolo, è stato Goffredo Petrassi (Zagarolo, 1904 – Roma, 2003 -(http://www.gianlucabaldi.it/index.php?id=51). Altri importanti compositori che si sono dedicati intensamente e diffusamente all’insegnamento sono stati Franco Donatoni (Verona, 1927 – Milano, 2000), Bruno Bettinelli (Milano 1913 – New York, 2004), Ivan Vandor (Pècs, 1932), Azio Corghi (Cirié 1937), Salvatore Sciarrino (Palermo, 1947), Domenico Guaccero  e Mario Bortolotti.

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C’è Musica & Musica
Nel febbraio del 1972, uno dei compositori italiani più importanti della seconda parte del Novecento, Luciano Berio, inaugurò sulla Rai,  un ciclo di trasmissioni serali (alle 21,15) dedicate alla musica con “C’è Musica & Musica”. Nella prima puntata (in tutto sarebbero state dodici) Berio rivolse una serie di domande provocatorie a molti dei compositori più famosi ed influenti di quegli anni, come John Cage e Karlheinz Stockhausen, Bruno Maderna e Krzysztof Penderecki: «Che cos’è la musica? Perché si fa la musica? Esistono diverse musiche o c’è una musica sola?».
Risultati immagini per luciano berio c'è musica e musicaNell’era delle televisioni commerciali e a pagamento è difficile immaginare che la televisione pubblica possa mandare in onda, addirittura in prima serata, una trasmissione del genere, che coraggiosamente affronta un ampio ventaglio di temi, e di stili e repertori estremamente diversi. Una vera pietra miliare nella storia della divulgazione televisiva, tanto che recentemente ne sono stati trascritti e raccolti i testi in un volume che vede, tra gli altri, un intervento di Umberto Eco (De Benedictis, 2013).
È evidente che negli anni Settanta ci fosse ancora una grande attenzione, soprattutto da parte delle istituzioni e dei media, nei confronti di tutte quelle musiche che si distinguevano, a volte traumaticamente, dalla musica commerciale e popolare. C’era molta curiosità, e c’era la convinzione diffusa che quel tipo di musica, ‘apparentemente’ tanto ostica ed incomprensibile ai più, sarebbe diventata col tempo naturale. Leggete cosa dichiara Karlheinz Stokhausen nel corso dell’ottava puntata (Fuga a più voci), dedicata proprio alla musica contemporanea: «Io stesso sono padre di sei bambini, che fanno parte di una generazione venuta dopo e che evidentemente si trova spontaneamente a suo agio nel mondo moderno e vuole sentire questa musica e trova naturalissimo ascoltarla» (http://www.teche.rai.it/2015/10/luciano-berio-sulla-musica-contemporanea/).
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